lunedì 4 giugno 2018

È ridicolo credere


È ridicolo credere
che gli uomini di domani
possano essere uomini,
ridicolo pensare
che la scimmia sperasse
di camminare un giorno
su due zampe

è ridicolo
ipotecare il tempo
e lo è altrettanto
immaginare un tempo
suddiviso in più tempi

e più che mai
supporre che qualcosa
esista
fuori dall'esistibile,
il solo che si guarda
dall'esistere. 

Eugenio Montale

lunedì 28 maggio 2018

Qualità da coltivare

«Ognuno deve coltivare dentro di sé una serie di qualità che possono sembrare in contraddizione, come per esempio: innocenza, autocontrollo, fede, audacia... Attivare la magia richiede molto coraggio, anche una certa purezza e un profondo lavoro su se stessi.»
Alejandro Jodorowsky

domenica 27 maggio 2018

Prospettive che si ribaltano...


Una piccola rivelazione. Il Varco di P. M. Mucciolo è davvero un gioiellino.
Una storia inconsueta e sfaccettata, raccontata con tono brillante - difficile da trovare in giro - una scrittura efficace che ti sbatte sulla scena ma al contempo te la illustra con misura.
Personaggi originali e un protagonista di spessore (grazie, siamo stufi degli stereotipi), che si muovono in ambienti molto diversi ma sempre in uno scenario suggestivo.
Battute argute, ma anche la giusta introspezione.
Un viaggio che porta (più che) lontano, la paura in tante forme, una missione estrema da svolgere fino in fondo e poi, a finale raggiunto, una prospettiva che si ribalta.
Altro?
Sì, la prospettiva che si ribalta ancora...


venerdì 25 maggio 2018

Assaggi di lettura: Anime in trappola

Capitolo 1 

Brunico, 9 dicembre 2012 

Sollevò la sciarpa fino a coprirsi metà viso e infilò le mani nelle tasche del giubbotto. Soffiava un vento gelido, quella domenica sera, e le strade erano ricoperte da venti centimetri di neve. La telefonata di poco prima aveva ritardato la sua uscita, ma per nulla al mondo avrebbe rinunciato alle sue abitudini salutiste. E la passeggiata serale era una di queste. A quarantotto anni non dimostrava affatto la sua età, ma sapeva che per mantenersi in forma servono rigore e disciplina.
Prese la via del bosco. Amava passeggiare in solitudine e il respiro silenzioso degli alberi lo aiutava a pensare. Un’ora, un’ora e mezza al massimo, e per le undici sarebbe stato di nuovo a casa. L’indomani lo aspettava una giornata di lavoro impegnativa.
Un tonfo sordo lo fece sussultare. Si girò di colpo, sfilando dalla tasca la torcia elettrica e puntando il fascio di luce di fronte a sé. Scorse una nuvola bianca di pulviscolo cadere da un abete. Che sciocco, era solo un blocco di neve scivolato da un ramo. Rimise la torcia in tasca e riprese il sentiero. Doveva essere stata la telefonata di sua sorella a metterlo in agitazione. Il marito di Christine era partito per un viaggio in Slovenia ed era rimasto coinvolto in un incidente ferroviario. Il telegiornale aveva parlato di tre morti e numerosi feriti, ma il nome di Marc non figurava. Neanche tra i superstiti. Christine si era messa in contatto con la polizia locale, senza ottenere altro che una blanda rassicurazione: le ricerche sarebbero proseguite per tutta la notte e l’avrebbero avvisata quanto prima. Poi lo aveva chiamato. Ma lui cosa poteva dirle se non di avere pazienza e rimanere fiduciosa? Christine, però, non aveva smesso di piangere un attimo, capace soltanto di raffigurarsi il peggio. E lui si era sentito impotente.
Paul Brugger non sopportava gli allarmismi, era un uomo pratico. Preferiva passare all’azione sulla base di certezze piuttosto che farsi prendere dal panico prima del tempo.
Un fruscio richiamò di nuovo la sua attenzione, ma questa volta non si lasciò influenzare dal suo stato d’animo e proseguì affondando gli scarponi nella neve con passo sicuro. Riusciva a muoversi agevolmente grazie al biancore diffuso della luce lunare, ma nei tratti in cui i rami si infittivano, tirava fuori la torcia per illuminare il sentiero. La stava giusto facendo ondeggiare a destra e a sinistra, quando gli parve di scorgere un’ombra aggirarsi tra gli alberi. Possibile che ci fosse un altro amante delle camminate solitarie? Strano. Di solito non gli accadeva di incontrare nessuno di notte nel bosco, specialmente con quel freddo. Fece spallucce e andò oltre. Accantonò definitivamente il pensiero di Christine e tornò a concentrarsi sull’organizzazione della settimana che lo attendeva.
Sulla strada del ritorno, ancora soprapensiero, avvertì uno scricchiolio di rami rotti alle sue spalle e si voltò in direzione del rumore. Un uomo alto, con un lungo soprabito nero, si trovava a meno di due passi da lui. La sorpresa fu istantanea. Come aveva fatto a non accorgersi della sua presenza? Senza una ragione precisa sentì crescere l’apprensione, strinse i pugni e si girò per riprendere il sentiero, ma l’altro era già di fronte a lui.
Paul Brugger si inchiodò sul posto.
«Si è perso? Ha bisogno di qualcosa?».
L’uomo non rispose e con un gesto lento sollevò il copricapo a falde larghe che gli celava il viso. Paul trasalì. Gli occhi neri dello sconosciuto sembravano emanare bagliori rossastri, mentre si posavano su di lui.
«Ma cosa…» mormorò, mentre i battiti del cuore acceleravano.
«Ssssh…» fece l’altro, portandosi l’indice alle labbra.
Paul non riusciva a distogliere lo sguardo dagli occhi dell’uomo e, quasi in trance, lo osservò disegnare nell’aria, per tre volte consecutive, una stella a cinque punte ribaltata, poi avvertì il proprio corpo irrigidirsi. Avrebbe voluto scansare lo sconosciuto e fuggire, ma le gambe non rispondevano. Nonostante fosse accaldato per la lunga camminata, brividi di freddo lo percorsero da capo a piedi. Cercò di parlare, ma la voce gli si spense in gola nel momento esatto in cui una strana cantilena usciva dalla bocca dell’altro. Il corpo di Paul, completamente fuori controllo, prese a ondeggiare al ritmo di quella litania fatta di parole mai ascoltate prima. Voleva urlare, muoversi, piangere, ma restava paralizzato lì, immobile di fronte a quella figura inquietante.
Un’ondata di affanno si riversò nei suoi polmoni, che presero a contrarsi spasmodicamente, mentre il cuore batteva, batteva sempre più forte, quasi a voler sfondare la cassa toracica. L’uomo vestito di nero lo fissò, come se percepisse l’urgano interiore che lo stava distruggendo, e passò una mano a pochi centimetri dal suo petto, senza toccarlo. Era un gesto pacato, quasi gentile.
«Mi servi integro» furono le parole che a Paul parve di udire.
L’uragano si placò. Il dolore scomparve e lui riprese a respirare normalmente. Forse, se fosse riuscito a parlare, lo avrebbe persino ringraziato, ma l’altro sollevò la mano destra e schioccò le dita.
«Adesso, dormi!» sussurrò.
Senza alcuna possibilità di contrastare il potere che quell’individuo esercitava su di lui, Paul sprofondò in qualcosa che poteva assomigliare a un sonno ipnotico, anche se lui non sapeva bene che cosa fosse, e socchiuse gli occhi.
Lo sconosciuto riprese a recitare altre parole incomprensibili con tono musicale, mentre conduceva Paul Brugger verso un grande pino, sotto al quale lo fece sedere.
Approdato in una terra aliena, Paul si sentiva ostaggio di un sonno che non era sonno. Non era vigile, ma neanche del tutto incosciente. Memore dell’incontro, ma privo di emozioni. Vuoto e buio erano i suoi unici compagni in quel momento.
Lo sconosciuto annuì, mentre le sue labbra assumevano la piega di un ghigno, poi, con movimenti lenti, si infilò un paio di guanti in pelle, estrasse dalle tasche del soprabito alcuni strumenti e li posò sulla neve accanto all’albero.
Accese un cero nero e tornò a dedicarsi all’uomo che se ne stava seduto come un fantoccio, gli aprì il giubbotto, sfilò la sciarpa, quindi sbottonò il cardigan e la camicia fino a scoprire il petto. Con una pinza prese un oggetto di metallo e lo tenne sulla fiamma viva della candela. Dopo alcuni minuti, premette con forza il ferro rovente sul torace di Paul.
«Io ti invoco Creatura delle Tenebre.
La Parola che stringe e comanda è la mia Parola!
Iä! Nngi banna barra Iä!
Iarrugi shgarra gnarab!».
Il corpo di Paul fu scosso da tremiti convulsi, le braccia si contrassero, le mani si chiusero a pugno stringendo la neve, le gambe si agitarono in contrazioni involontarie e il busto si inarcò come percorso da una violenta scarica di elettricità. Aprì gli occhi, sbarrati, atterriti. Dalla bocca uscì un suono rauco, uno strozzato grido di aiuto, accompagnato da un rivolo di saliva che gli scivolava lungo il mento.

Incipit del romanzo thriller Anime in trappola.
Disponibile in cartaceo (Amazon) e in ebook (Amazon).


giovedì 24 maggio 2018

Magia e fantasia


«Il potere di una fervida fantasia è la componente principale di ogni operazione di magia»
diceva Paracelso, e credo che questo valga anche e soprattutto per la magia della scrittura...

martedì 22 maggio 2018

Oltre l’illusione



"Ogni giorno, ci vengono proposti modelli da emulare, siamo letteralmente bombardati da immagini di donne e uomini bellissimi, sorridenti, pieni di vitalità, con famiglie perfette, carriere vertiginose, vite mondane turbinanti, attività sportive sfrenate.
Veniamo invitati a prendere questi esempi come le uniche espressioni di una vita di successo, con il risultato che spesso, nel confronto con questi prototipi, spesso poco realistici, molti si sentono frustrati, la vita appare loro troppo banale, le energie disponibili molto inferiori alle richieste.
Di fronte alle immagini proposte, per esempio, dalla moda, quanti si sentono di poter vantare uno stile sempre fresco, impeccabile e adeguato a ogni circostanza? Ben pochi, crediamo. Diciamo, piuttosto, che la pioggia ci sorprende proprio quando indossiamo le scarpe meno opportune, veniamo invitati a una festa e ci presentiamo troppo sportivi o troppo eleganti, passiamo mezz'ora davanti all'armadio aperto per decidere cosa indossare a un colloquio di lavoro o a una serata galante, e se gli amici ci fanno una visita a sorpresa a casa, di sicuro non ci troveranno nella nostra tenuta più glamour.
Queste condizioni possono far sentire fuori luogo, ma in realtà sono deliziose, perché autentiche e genuine. Sono situazioni che capitano alle persone che vivono, a differenza degli standard proposti, che sono statici, costruiti e artefatti.
E lo stesso vale per i modelli estetici: magri e bellissimi, con la pelle liscia e i capelli lucenti. Ma quando stiamo con una persona, ciò che ci tocca dentro e ci fa stare bene sono ben altre qualità. Dopo un incontro, ricordiamo i sorrisi, gli sguardi, le parole, la simpatia, l’intelligenza, la gentilezza, e siamo spinti ad approfondire un'amicizia per ciò che ci dà e per ciò che abbiamo piacere di donare.
Anche per quanto riguarda la famiglia ideale, non c’è modello che valga neanche lontanamente la vita reale. Nessuno spot può eguagliare il conforto umano fornito in un momento difficile, la forza che unisce una famiglia quando deve affrontare un problema, le spontanee risate che nascono da semplici gesti quotidiani, la tenerezza che si prova nell’osservare qualcuno che si ama, la complicità che scaturisce dalla conoscenza.
Lo stesso dicasi per la maggioranza dei film che ci mostrano protagonisti ambiziosi, tenaci, coraggiosi e magari anche spiritosi. Personaggi che escono sempre vittoriosi dalle loro vicissitudini, anche quando, in un primo tempo, appaiono deboli o paurosi.
Di fronte a questi campioni, come sembriamo timidi, fragili e perdenti. Eppure siamo stupendi ed eccezionali proprio per le nostre paure da sconfiggere, per i nostri drammi da superare, le nostre certezze da far nascere cercandole dentro di noi e, perché no, anche per le nostre sconfitte.
Quando vediamo un bambino affrontare le sue prime sfide, non possiamo rimanere impassibili, sentiamo vibrare qualcosa dentro, soffriamo quando fa fatica, gioiamo quando raggiunge un traguardo. E dovrebbe essere sempre così, nel corso della vita, perché anche se cambia l’altezza e muta la fisionomia, quando incontriamo nuove montagne, alte o basse che siano, siamo ancora come bambini davanti a vette da scalare. Perché perdere la capacità di emozionarsi, quando a compiere piccole o grandi imprese è un adulto? I dubbi e le paure non svaniscono con l'età e un eroe non è tale soltanto se compie imprese al cardiopalmo.
Tra la propensione a emulare modelli non propri e la rincorsa verso uno stile di vita iperattivo è difficile trovare affascinanti la calma, l’introspezione e la ricerca di un proprio centro, anche se poi, guarda caso, l'ammirazione più grande si rivolge sovente a chi sembra attraversare le tempeste senza bagnarsi. E quali sono le persone che, nonostante i temporali, conservano la pace e mantengono la rotta? Sono quelle che hanno individuato un proprio centro e conquistato un equilibrio interiore. Fattori, questi, che non si trovano all'esterno e non vengono serviti su un vassoio, ma devono essere cercati e trovati dentro di noi.
Quando una persona cerca, spesso inconsapevolmente, di raggiungere un ideale stereotipato creato da altri, si allontana da se stessa e rischia di perdere di vista i suoi reali desideri e obiettivi. Si ritrova, così, a vivere una vita nella quale non si riconosce e finisce per non sapere più cosa vuole, perché ha perduto l’appartenenza al sé. Questo espone al rischio di diventare sempre più vittima involontaria di ulteriori condizionamenti, che allontanano sempre di più dalla propria reale identità.
È soltanto attraverso un viaggio all’interno di noi stessi, che possiamo scoprire un personale e affascinante universo, trovare la nostra missione di vita e condurre una vera esistenza di successo. Perché, a quel punto, il successo è una vittoria assolutamente personale, è la realizzazione del proprio compito divino e non la copia di un qualunque stereotipo di massa."

Tratto dal libro La quinta via di Samantha Fumagalli e Flavio Gandini 




lunedì 21 maggio 2018

Stupidità e saggezza


«La stupidità deriva dall'avere una risposta per ogni cosa. 
La saggezza deriva dall'avere, per ogni cosa, una domanda». 

Milan Kundera

sabato 19 maggio 2018

Chi ha scritto la Genesi?


«Subito, all’inizio della Genesi, è scritto che Dio creò l’uomo per affidargli il dominio sugli uccelli, i pesci e gli animali.
Naturalmente la Genesi è stata redatta da un uomo, non da un cavallo».

Milan Kundera

sabato 12 maggio 2018

Essere amati senza merito

«L'amore è per definizione un dono non meritato; 
anzi, l'essere amati senza merito è la prova del vero amore».
Milan Kundera

venerdì 4 maggio 2018

Amare è preferire


«Quel che abbiamo letto di più bello lo dobbiamo quasi sempre a una persona cara. Ed è a una persona cara che subito ne parleremo. Forse proprio perché la peculiarità del sentimento, come del desiderio di leggere, è il fatto di preferire.
Amare vuol dire, in ultima analisi, far dono delle nostre preferenze a coloro che preferiamo. E queste preferenze condivise popolano l’invisibile cittadella della nostra libertà.
Noi siamo abitati da libri e da amici.»

Daniel Pennac