giovedì 24 marzo 2016

Tè letterario

Posso offrirti un tè?
È caldo e fa bene all'anima, ma perché il suo effetto sia ancora più corroborante, permettimi di aprire un libro e leggere insieme le prime pagine.
Bene, allora, iniziamo la lettura mentre sorseggiamo il tè.

«Un rumore ritmico, una specie di ruvido fruscio che si avvicinava, lo tirò fuori da quel sonno scomodo e grave.
Non riuscì ad aprire gli occhi subito.
Lasciò controvoglia che gli altri sensi, lentamente, lo riportassero a galla. Perché non c’era niente di gradevole in quel risveglio. La sua testa appoggiava su qualcosa di gelido e duro, e le mani toccavano un piano umido e scabro. Un odore pungente gli irritava il naso, dandogli la nausea. Il rumore si avvicinava sempre di più. Allora, a fatica, il ragazzo aprì gli occhi. Si ritrovò per strada, rannicchiato contro il muro di una casa, con la testa appoggiata a un cippo di pietra. Le mani sull’asfalto umido.
L’odore che lo aveva nauseato veniva da lì sotto, da una chiazza scura nell’angolo in cui stava, assieme a foglie secche, polvere, cartacce. Spazzatura di cui lui stesso sembrava far parte.

Un dolore alla testa voleva schiacciarlo, e altre fitte, ai fianchi e alla schiena, si fecero sentire non appena cercò di alzarsi. Si guardò in giro, con movimenti torpidi. Doveva essere l’alba. I lampioni erano ancora accesi ma il cielo cominciava a schiarire.
Un netturbino, armato di ramazza, stava pulendo il ciglio della strada, sospingendo altre carte e altre foglie che presto avrebbero raggiunto il mucchio nel quale stava seduto. L’uomo si accorse di lui, e in quel preciso istante, non sapendo nemmeno perché, il ragazzo realizzò che c’era una sola cosa da fare: darsela a gambe.
Si alzò in piedi e si mise a correre ancora confuso lungo quella strada, il più lontano possibile dalla voce del netturbino, che sorpreso dal suo spuntare improvviso, adesso lo stava chiamando: «Ehi tu, che ci fai in giro a quest’ora? Dove vai?» Il ragazzo corse, per quanto poteva, a dispetto del dolore che sentiva un po’ dappertutto, corse impaurito fino a farsi scoppiare i polmoni, poi, rallentando, si voltò indietro. La strada aveva fatto una curva e lui non vedeva più nessuno, poteva fermarsi a prendere fiato, per guardarsi in giro meglio, per cercare di capire dove fosse, e perché fosse lì, e quando.
Che giorno era? In quel momento lungo di una mattina che non sapeva quale fosse, lui non riconosceva niente di quel che gli stava intorno. Nemmeno la figura che la vetrina di una macelleria chiusa gli stava rimandando: il ragazzo riflesso là dentro e che lo guardava con occhi spaventati, lui non l’aveva mai visto.

Non sapeva nemmeno perché dovesse scappare, ma sentiva di doversi tenere alla larga da chiunque almeno finché non fosse riuscito a capire cosa gli era successo.
Stordito si guardò intorno alla ricerca di un posto dove ripararsi nell’attesa. Faceva freddo e lui aveva addosso dei calzoni corti e un maglione bucato su una camicia a quadri. Si sentiva inadeguato, oltre che gelato e impaurito...»

Purtroppo il nostro tempo è scaduto, ma se l'incipit ti è piaciuto e vuoi continuare la lettura di questo romanzo, devo dirti il titolo...

Le ombre azzurre di P. M. Mucciolo
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con il codice ISBN 9788891186966

Se vuoi saperne di più, leggi la recensione di Martin Weasel 

Buona lettura e felice giornata!

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