sabato 20 agosto 2016

Il segreto della longevità

Colto da un improvviso desiderio di riscoprire le mie origini, in particolare dal desiderio di conoscere quelle caratteristiche ereditarie che porto, senza averne coscienza, nel DNA, mi sono dedicato a riordinare la raccolta di scritti e lettere di una mia bisnonna, Irma Felicita Portis.
La suddetta ascendente è stata non soltanto una fautrice della corrispondenza confidenziale, ma anche un'accanita collezionista di scritti antichi.

Tra i bauli più vecchi e più difficili da raggiungere, uno in particolare ha catturato la mia attenzione. Il contenitore, di classica fattura, era avvolto da nastri di seta rossa fermati da una goccia di cera, a mo' di sigillo. Inoltre, due vistosi lucchetti in ferro impedivano l'apertura da parte di mani indiscrete.
Dopo alcune ore di affannose ricerche, ho finalmente scovato nel secretaire della bisnonna, la cui camera è ancora così come l'ha lasciata al momento della sua scomparsa, due chiavi unite tra loro da un nastro di seta rossa. Con mani tremanti dall'emozione, ho afferrato le chiavi e mi sono precipitato verso il baule. Quale fu la mia eccitazione, anche se dentro di me sentivo di essere sul punto di vivere un'avventura sensazionale, quando il primo degli arrugginiti congegni di chiusura, cigolando sinistramente, si è lasciato aprire... Il secondo ha seguito la stessa sorte, proprio nella ricorrenza del centenario della morte di Nonna Irma!
All'interno del contenitore, in bell'ordine, libri, incartamenti, fasci di buste profumate di lavanda.
Per farla breve, è di uno degli incartamenti che voglio parlarvi oggi e in futuro, perché la mia intenzione è quella di riportare integralmente, anche se sotto forma di feuilleton, quindi a puntate, la traduzione dal latino di un interessante trattato del 1508 di Desiderius Erasmus Roterodamus, più noto al volgo come Erasmo da Rotterdam, l'autore dell'Elogio della follia.



Ciò che avrebbe potuto diventare un libro, ma che per ragioni assolutamente ignote è rimasto un preziosi inedito si intitola Viam ad immortalitatem, che ho liberamente tradotto in "La via per la longevità".
Il testo originale, datato in corrispondenza di ogni inizio di capitolo 1516 (siamo, imperscrutabile coincidenza, nel cinquecentesimo anniversario della stesura!), è in ottimo stato di conservazione e la grafia, per qualche strana alchimia molto simile alla mia, lo rende a me facilmente leggibile. Inoltre, conoscendo il latino come e se non più dell'attuale italico idioma, non avrò difficoltà nel renderlo nel modo più comprensibile...
Ora, però, il post di oggi si sta facendo prolisso, ragion per cui anticiperò soltanto la dedica e il titolo del primo capitolo.


La via per la longevità

Al lettore curioso, interessato e degno,
rivolgo questo sintetico libello,
impresso sulla carta e non sul legno
acciocché l'incerto si trasformi in bello.
D.E.P.

Capitolo 1 - Affinità con la vita

La via per la longevità - 1° parte

La via per la longevità - 2° parte

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