lunedì 22 agosto 2016

La via per la longevità - 1° parte

Viam ad immortalitatem
La via per la longevità
Desiderius Erasmus Placentinus

Al lettore curioso, interessato e degno
rivolgo questo sintetico libello,
impresso sulla carta e non sul legno
acciocché l'incerto si trasformi in bello.
D.E.P.



Nella traduzione di questo libro ho evitato, per quanto possibile, di interpretare lo scritto, attenendomi con fermezza a una traduzione letterale. Ciò nonostante sono stato costretto, in alcune sporadiche occasioni, ad attualizzare i termini usati con vocaboli più attinenti alla capacità di comprensione del lettore del Ventunesimo secolo.
Tra queste attualizzazioni, la più importante è relativa al titolo. Il termine immortalità utilizzato dall'autore avrebbe potuto essere travisato in due sensi: il primo collegato a una sorta di magica alchimia che salva l'umano dalla propria inevitabile e incombente morte corporale; il secondo collegato all'utopica possibilità di diventare così famosi da restare nella memoria dell'umanità in eterno.
Non essendoci nel testo alcun riferimento ad arti magiche di nessun genere, né bianche né nere, ho optato per l'utilizzo del vocabolo longevità, esente da malintesi interpretativi.
(N.d.T.)

Capitolo 1 - Affinità con la vita
Non ha la razza umana ragione alcuna per desiderare di vivere a lungo, che non sia originata dalla vita stessa. Ogni cambiamento di stato, morte compresa, infatti è biologicamente sgradevole per una sostanziale ragione: un'infaticabile quantoché giustificabile pigrizia.


Valutiamo con ordine i termini di tale affermazione.

Pigrizia = sostantivo femminile, inerzia o lentezza associata a mancanza di energia o di decisione.

Infaticabile = la pigrizia è di per sé la negazione della fatica, quindi non potrà mai esaurirsi per una fatica che, in effetti, nessuso intende fare.

Giustificabile = il nostro essere, assimilabile dal punto di vista meccanico a una macchina, consuma energia per svolgere qualunque attività. Inoltre il rendimento energetico, per quanto elevato non è pari al cento per cento, quindi ogni atto corrisponde a uno spreco più o meno consistente di energia.
L'universo in cui viviamo, invece, tende alla conservazione dell'energia, pertanto l'umano, per sentirsi perfetto, deve rifuggere qualsiasi azione. E, per quanto profonda un grande impegno nell'inseguire l'ignavia, non può raggiungere pienamente lo scopo a causa di fenomeni avversi di origine naturale e sociale.

Le considerazioni sui fenomeni avversi di origine naturale e sociale, nella prossima puntata...

(continua)

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