domenica 13 novembre 2016

Ci credi ai fantasmi?

Perché vuoi parlare di fantasmi Martin? Ma che ne so… Oggi mi va di farlo, e se c’è un momento dell’anno in cui è più facile parlare di trapassati quello è novembre. L’anno scorso avevo condiviso con voi la mia visione romantica dei cimiteri, stavolta parlo di fantasmi, che, in senso strettamente letterario, al romanticismo si abbinano bene.



Devo dire che lo spunto me l’ha fornito una serie tv (The living and the dead) in cui mi sono immerso durante il week end, col piacere di infilare una puntata dietro l’altra fino a che non sono arrivato alla fine, ma non è di quella che voglio parlare, voglio proprio parlare di fantasmi.
The living and the dead
Ci credi ai fantasmi, Martin? Ovvio che no, ma non metterei troppa enfasi nella risposta, perché di solito le mie convinzioni granitiche, una volta pubblicamente dichiarate, vengono smentite in modo spettacolare, quindi non credo ai fantasmi, ma mi guardo bene dall’affermarlo con la grancassa, a scanso di trovarmene uno  in ascensore una di queste sere. L’inquilino del terzo piano morto nel ’52, per dire.
Eppure nei racconti di famiglia i fantasmi sono stati una presenza frequente: mia nonna raccontava di aver visto più volte la sua, morta anni prima, e sua madre vedeva il marito defunto, mentre mio nonno vedeva una sua ex fidanzata in abito da sposa e si sentiva accompagnato dallo spirito di sua madre sotto forma di un solitario cane nero.  Ma questa familiarità, da piccolo, non me li ha fatti temere di meno, mi facevano paura lo stesso e me la fanno ancora, perché i fantasmi fanno paura e basta.
Certo, ci sono fantasmi e fantasmi, buoni e cattivi.
In The living and the dead, dove si  pesca a  piene mani nel variopinto catalogo fantasmatico vittoriano, i fantasmi non sono esempi di simpatia, tutt’altro, sono inquietanti e pure vendicativi, ma in fondo è così che li vogliamo noi che cerchiamo le emozioni forti (?!)

Sullo schermo ce n’è per tutti i gusti:  orridi e carini, perfidi o buonini. Il fantasma più buono, si sa, è quello che impasta l’argilla con Demi Moore, e lasciatemi citare il compianto Alan Rickman che suona il violoncello  in Truly Madly Deeply;  il più cattivo? la giapponese di Ring; il più rozzo? Slime, il mollaccione verde di Ghostbusters. Il più sprovveduto? Bruce Willis del Sesto senso, che manco aveva  capito di essere morto.

Si direbbe che alcuni di loro abbiano buone ragioni per vagolare ancora in questo mondo, ma di altri mi chiedo proprio cosa li spinga a rimanere in circolazione. Cosa vogliono? Vendetta? Compagnia? Hanno dimenticato qualcosa? Alcuni sembrano incazzati tout court e decisi a farla scontare al prossimo, altri si direbbero solo territoriali e molto legati a un determinato posto (ricordate il fantasma incazzoso della metropolitana in Ghost?), ma buoni o cattivi, tutti quanti hanno una pessima abitudine: quella di apparire all’improvviso e spaventarti a morte. A prescindere dalle intenzioni. Ecchediamine!

Dovrebbero avvertire prima. Non dico una telefonata, ma un avviso, un segno…  un sogno, ecco, quella specie di terra di mezzo dove non ci si stupisce di niente, ogni attività è accettata e ogni dialogo è possibile. Un messaggio in sogno, giusto per far capire le intenzioni, in modo che il prescelto sia un minimo preparato. “Ciao Martin, sono Giampi, l’ex di tua sorella, ci siamo visti (si fa per dire) al mio funerale sei mesi fa. Qui tutto bene, nessuna rivendicazione, poi ti dirò. Mi faccio vivo (si fa per dire) presto.”  Insomma, uno è meno agitato quando poi vede il Giampi tra il lusco e il brusco.  Invece  con “Ciao Martin, sono Jack lo Squartatore e sono tornato per te. Sta in campana che presto ti becco… ” sai che devi  stare davvero in campana. Magari i vicoli mal illuminati li eviti.

Io sull’onda evito anche orfanatrofi abbandonati, ex ospedali psichiatrici, soprattutto di notte, e prigioni in disarmo. Queste ultime anche di giorno.

(Per qualche anno i sotterranei delle prigioni di Clerkenwell, a Londra, sono stati aperti al pubblico. Be’, non c’era molta gente la mattina in cui li ho visti, diciamo pure che ero solo, e con quel sonoro registrato di catene in sottofondo, che fosse giorno o notte non faceva differenza…)

Eppure da questi posti sono imprudentemente attratto. E le storie di fantasmi, in un modo o nell’altro, continuano a prendermi. Ecco perché, se ben raccontate le seguo con caliginoso piacere.
Se avete storie di fantasmi da raccontare scrivetemi. Ma fatemi paura.     

Martin Weasel

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