martedì 21 marzo 2017

Solidarietà

Se ne fa un gran parlare, di solidarietà, negli ultimi tempi, ma troppo spesso il significato di questa parola viene associato a un vago sentimento di buonismo, che si traduce nel sentirsi caritatevoli verso chi soffre e si esprime attraverso qualche buona parola o una donazione in denaro.
Mi chiedo, però, se c'è ancora chi si interroga sul senso profondo, etico e filosofico, di questo termine. Sul rapporto di comunanza che dovrebbe esistere tra i membri di una collettività, sulla capacità e la volontà di collaborare e assistersi a vicenda, sulla necessità di condividere idee, dubbi, paure, progetti...

Mi sembra che la solidarietà che "va di moda" oggi sia improntata su un'onda emotiva, pilotata più o meno sapientemente da giornalisti e politici e spot televisivi che portano alla ribalta i più deboli (immigrati, disabili, malati), le vittime di qualche disastro ambientale (terremoti, valanghe), gli abitanti degli stati più poveri del mondo, e su quest'onda emotiva, che spinge alla commozione, viene chiesto alle persone di sentirsi solidali e fare un piccolo gesto di bontà.
E molti rispondono.
Rispondono, provando pietà.
Rispondono, parlandone con dolore e compassione.
Rispondono, inviando denaro per la ricerca, per la ricostruzione, per aiutare i più sfortunati.
Intendiamoci, non ho nulla contro i gesti di solidarietà, ma mi piacerebbe sapere che sono mossi da un autentico sentire e pensare etico, piuttosto che da subdoli sensi di autocompiacimento che fanno sentire buoni e a posto con la coscienza.

Penso che la dimensione sociale dovrebbe essere qualcosa che si percepisce prima di tutto dentro se stessi, qualcosa che ci fa rendere conto che siamo una multiforme espressione di pensieri e personalità. In noi esistono sfaccettature diverse. Siamo, per dirla con Pirandello, uno nessuno centomila. Ce lo dimostra anche il nostro corpo: un insieme di organi e apparati, di cellule e molecole e atomi. Siamo un insieme, una collettività che deve collaborare per vivere.
E allora, dobbiamo riconoscere che essere solidati è, in primo luogo, essere solidali con se stessi o, in altre parole, volersi bene. Volere il bene della pluralità che siamo interiormente e, per estensione, volere il bene collettivo, perché siamo una parte del Tutto, una cellula dell'Universo.


In questi termini, la solidarietà ha basi filosofiche, ma soprattutto nasce da un sentire profondo e sincero che la mette al riparo dall'influenza di slogan e propagande che ne snaturano il vero valore.

Samantha Fumagalli

Nessun commento:

Posta un commento