martedì 18 settembre 2018

domenica 16 settembre 2018

Il tempo è gratis ma è senza prezzo


"Il tempo è gratis ma è senza prezzo. 
Non puoi possederlo ma puoi usarlo. 
Non puoi conservarlo ma puoi spenderlo. 
Una volta che l’hai perso non puoi più averlo indietro."
Harvey MacKay, scrittore, giornalista, americano

mercoledì 12 settembre 2018

Il SenzaVoce


Titolo strano per un romanzo per ragazzi e nome originale per il protagonista di questa storia fantasy.
Nell'immaginario regno di Sirràdh, un mondo maltrattato dai soprusi della magia e dove si è spento persino il respiro del vento, il SenzaVoce è un ragazzino senza più casa, con il viso sporco di fuliggine e un berretto sgualcito. Questo ragazzino vivace e furbo, che nonostante non parli si fa comprendere benissimo a gesti, ci catapulterà subito in una fantastica e pericolosa avventura insieme al principe Odrem e due suoi amici.
Il SenzaVoce non ha idea di dove lo condurranno le mille peripezie che affronterà, ma segue la sua strada con una singolare fiducia nella vita.
Questa è una storia che parla dell'uso che si può fare della magia, di amicizia e dell’importanza di dare voce alla propria identità. E soprattutto ci insegna che le apparenze possono ingannare e giungendo alla fine del racconto scopriremo che dietro il silenzio del SenzaVoce si nasconde un segreto...
Un libro per ragazzi di tutte le età, firmato da una voce nuova e interessante nel panorama editoriale: Maria Fazio.
Buona lettura!

Disponibile in versione cartacea e in ebook.

venerdì 31 agosto 2018

Accettare se stessi e il destino

«Sorridere è vivere come un'onda o una foglia, accettando la sorte.
È morire a una forma e rinascere a un'altra.
È accettare, accettare se stessi e il destino».
Cesare Pavese

domenica 26 agosto 2018

Una badilata di letame non si nega a nessuno


Questa mattina, dopo le abluzioni di rito (lo specifico perché non vorrei mai che si pensasse...), scarico la posta elettronica e trovo un interessante comunicato intitolato NUOCE GRAVEMENTE ALL’IGIENE (INTIMA) di cui riporto, me ne scuso con l'autore, alcuni brani.

Ci sono fenomeni incomprensibili nel mondo moderno. No, non sto parlando della politica italiana, parlo di fenomeni di costume, anzi di consumo per me difficili da comprendere. L’Italia è un paese ricco di montagne e di sorgenti di acqua buonissima. Basta camminare per le nostre Alpi, Appennini, colline. Questa acqua arriva più o meno in tutte le case italiane, eppure siamo i primi consumatori in Europa di acqua minerale, con 206 litri a testa e 250 marchi differenti. Effetto del marketing incessante? Boh.

E, fin qui, non ci trovo niente di strano. D'altra parte, anche a casa mia, i rubinetti ci sono e non li usiamo come fermacarte. Ma, galeotto fu il rubinetto, proseguo a leggere l'articolo...

Altro fenomeno per me incomprensibile è l’uso massiccio di carta igienica. (...) Il consumo è in continua crescita, (...) Eppure niente è così poco igienico come la carta in bagno che serve solo a “spalmare” eventuali residui organici in zone delicate e sensibili. Dico “eventuali” perché chi è in buona salute produce residui di giusta consistenza e ben lubrificati che non producono effetti collaterali. Gli animali selvaggi e sani non necessitano di carta igienica.


In effetti, non si può negare che canidi e felini in perticolare usino la lingua per l'igiene intima, e non c'è neppure bisogno che siano selvaggi, perché anche quelli domestici hanno conservato questa buona abitudine. Ma dovremmo farlo anche noi?
L'articolo continua.


Ognuno di noi ha avuto modo di sperimentare almeno in qualche occasione, immagino.

A questo punto mi domando: che cosa avremmo sicuramente sperimentato? Che gli animali selvaggi non usano la carta igienica o a non usarla noi?
Certo è che l'essere umano, a parte forse qualche raro caso, non riesce a provvedere all'igiene come i nostri cari animaletti domestici a causa di una difficoltà oggettiva causata dalla colonna vertebrale inefficace allo scopo.
Ma andiamo avanti.
La carta non garantisce alcuna igiene se non viene seguita da un accurato lavaggio. E allora? Perché non passare direttamente al lavaggio? Tutti abbiamo in casa il bidet, invenzione europea del 1700, ma di cui si trovano esemplari rudimentali in alcune case della Roma imperiale. (...)
In oriente dove la civiltà dei consumi non ha ancora preso piede è consuetudine usare una piccola bottiglia d’acqua per l’igiene intima cui è dedicata esclusivamente la mano sinistra. Non vi sembra più sano?

Mi auguro che la bottiglietta non sia di acqua minerale altrimenti ricadiamo nel problema precedente dell'eccessivo uso di acqua in bottiglia.
Ma concedetemi una reminescenza. Nell'antica tradizione verbale italica, c'è un'altra soluzione pronta allo scopo. La poesia che segue è di autore anonimo (anche se alcuni studiosi l'hanno attribuita a Dante Alighieri, in aperto conflitto con la fazione che ne certificherebbe come autore Jacopone da Todi). Astenendomi da qualsiasi presa di posizione in merito, mi limiterò a riportarne la prima strofa.
Chi col dito il cul si netta,
tosto in bocca se lo metta.
Troverà così pulito
tanto il culo quanto il dito.

Torno a leggere l'articolo che non cessa di stupirmi.



Qualcuno ha calcolato che ognuno di noi consuma 64 km di carta igienica nella sua vita per cui occorre tagliare tra i 3 mila e i 12 mila km quadrati di foreste ogni anno. La superficie equivalente di una regione come l’Umbria o l’Abruzzo.
Zoe Morrison, mamma britannica, ha deciso di risparmiare su dentifricio, shampoo e carta igienica. Insieme alla creazione di un piccolo orto e ai pannelli solari sul tetto ha messo da parte 15mila euro in un anno!

Ottimo consiglio! Bene, san Tommaso per definizione, ho fatto un po' di conti e ho scoperto che:
- se non spendessi niente per l'illuminazione, gli apparecchi elettrici, il riscaldamento e l'acqua calda, dopo aver ovviamente trafugato i pannelli solari necessari (se li pagassi dovrei ammortizzarne il costo!), risparmierei al massimo 2500 Euro all'anno;
- aggiungendo il dentifricio, lo shampoo e il sapone, potrei arrivare a 3000 Euro;
- con i prodotti dell'orto, esageriamo, siamo a 4500 Euro;
- magari mi è sfuggito qualcosa (la carta igienica?) e arrivo a 5000.
Se la signora Zoe Morrison consumava 10.000 Euro all'anno di carta igienica, direi che ha fatto proprio bene a smettere di usarla!

L'inverno e il sorriso

«Il riso è il sole che scaccia l’inverno dal volto umano». 
Victor Hugo
 

martedì 21 agosto 2018

Il cugino del giaguaro?








Avanti, ditemi cos’è.
È un gatto col nasone, direte voi. Più o meno…
È un felino. Questo senz’altro…
È un coso. In effetti…

Vi dico subito che non c’ha i pois. 
Non ha macchie, righe, quadratini, insomma non ha una pelliccia fantasia, ce l’ha grigia o rossastra o forse marrone o ruggine. Perfino gli esperti felinologi (?) non sono d’accordo perché lo si vede poco in giro, e quindi c’è chi lo fa biondo, chi rosso, chi castano, insomma, l’unica cosa su cui concordano è che grazie a una pelliccia che non ha mai interessato le donne, si è salvato la pelle in tutti questi anni e non rischia l’estinzione come il giaguaro, punto.

È anche uno che si fa i fatti suoi, dicono, ma non mi risulta che leopardi e giaguari venissero cacciati perché troppo impiccioni, quindi niente, gli è andata bene perché non aveva mercato.


Al di là di questo, a me il gatto col nasone piace molto, soprattutto in questa foto dove è venuto proprio bene (di solito non è così fotogenico), e mi piace anche per le orecchie tonde e quello che in questa foto non vedete ma ve lo dico io: bella coda, zampe corte e corpo agile come una donnolaweasel, capito? Weasel cat, lo chiamano! Praticamente un parente.

Ma lui vive in America, nelle foreste tropicali, dove come tutti i gatti caccia i roditori, roditori tropicali, ovvio. 
Però ogni tanto si spinge fino agli insediamenti dove l'uomo alleva e coltiva. 
E caccia i polli. 

Guardate com'è fiero della sua felinità un po' spuria, tra la donnola e il gattone: 
il suo nome è Yaguarondi, o Jaguarondi, o Giaguarondo… chiamatelo come volete, tanto non lo incontrerete mai. 


Martin. 
Weasel, of course.



sabato 11 agosto 2018

11-08-2018 Pillole di benessere


«Natura! Ne siamo circondati e avvolti, incapaci di uscirne, incapaci di penetrare più addentro in lei. Non richiesta, e senza preavviso, essa ci afferra nel vortice della sua danza e ci trascina seco, finché, stanchi, non ci sciogliamo dalle sue braccia».
Goethe
Buona giornata!

venerdì 10 agosto 2018

10-08-2018 Pillole di benessere

«E questa nostra vita, via dalla folla, trova lingue negli alberi, libri nei ruscelli, prediche nelle pietre e ovunque il bene». 
William Shakespeare

Buona giornata!

giovedì 9 agosto 2018

mercoledì 8 agosto 2018

Pillole di benessere

«Non dimenticate che la terra si diletta a sentire i vostri piedi nudi e i venti desiderano intensamente giocare con i vostri capelli.»
Khalil Gibran

martedì 7 agosto 2018

Noi e il mare

 
«Sii sempre come il mare che infrangendosi contro gli scogli, trova sempre la forza di riprovarci.»
Jim Morrison

mercoledì 1 agosto 2018

La resilienza


Da alcuni anni, c'è un vocabolo che è saltato agli onori della cronaca, passando da un significato prettamente scientifico a uno di uso comune, questa parola è resilienza.
Il termine deriva dal latino e significa “saltare indietro, ritornare in fretta, rimbalzare”.
In fisica, resilienza è la capacità di un materiale di assorbire energia quando viene sottoposto a forze dinamiche applicate in tempi brevi. Non è quindi sinonimo di resistenza, in quanto il materiale resiliente non si oppone né contrasta l'urto tanto da spezzarsi, bensì lo ammortizza e lo assorbe in virtù della propria struttura e delle proprietà elastiche. Materiali con una buona resilienza sono, per esempio, gli acciai, mentre risultano più fragili le ghise. La resilienza si determina con apposite prove d'urto per verificare la resistenza alla rottura a seguito di sollecitazioni dinamiche.
Dal significato stretto si è assistito a un proliferare di estensioni: in ecologia, resiliente è un sistema ecologico capace di tornare velocemente al suo stato iniziale, dopo essere stato sottoposto a perturbazione; in ambito tessile, resiliente è un tessuto in grado di riprendere la forma originale, senza strapparsi, dopo una deformazione; in campo economico, resiliente è un'organizzazione che sa riprendersi dalle difficoltà, uscendo positivamente anche dalle situazioni negative; per le scienze sociali, resilienza è la capacità di un individuo o di un gruppo di superare le avversità della vita utilizzando le proprie risorse mediante la proiezione nel futuro; in psicologia, resiliente indica la capacità di recuperare l'equilibrio psicologico a seguito di un trauma.
In quanto raffigurazione di una sorta di “elasticità psichica” e della capacità di sostenere gli urti della vita senza spezzarsi, di affrontare e superare le avversità, la parola resilienza sembra incarnare il simbolo dell'epoca attuale, in cui il termine crisi domina la scena umana, sociale, economica, politica ed ecologica mondiale.
E veniamo ora alla parte che ci interessa di più, quella riguardante l'anima umana, la psyché

Qui la resilienza indica la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici; è il riorganizzare positivamente la propria vita davanti alle difficoltà; è il sopravvivere, senza soccombere, con spirito di adattamento ed elasticità mentale; è il sapersi ricostruire, restando sensibili alle opportunità che l'esistenza offre.
Una persona dimostra di essere resiliente se, nel bel mezzo di circostanze avverse, riesce a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza, restando fedele alla propria identità, e persino a raggiungere mete importanti.
La parola chiave è elasticità. Esattamente come lo era in fisica per i materiali resilienti.
Questa attitudine rinforza l'essere umano, ma gli permette anche di trasformarsi ed evolvere nel rispetto della propria essenza. Bisogna, infatti, sottolineare che il materiale resiliente assorbe il colpo, reagisce, ma non tradisce mai la propria struttura originaria.
Questa facoltà è insita nella natura umana, ma non sempre si manifesta ed è quindi una qualità da coltivare.
Fino ai sei-sette anni, i bambini hanno una notevole capacità di resistere ai traumi e di trovare autonomamente le risorse per reagire e strutturare una propria personalità, ma la resilienza si altera nel tempo in rapporto all'esperienza e al modificarsi dei processi mentali che a essa sottendono.
Troviamo, pertanto, capacità resilienti di tipo istintivo (tipiche dei primi anni di vita, quando i processi mentali sono dominati dall'egocentrismo), di tipo affettivo (tipiche della maturazione affettiva e razionale, quando si strutturano i valori, la socializzazione e il senso del sé) e di tipo cognitivo (quando l'individuo può utilizzare le facoltà intellettive simbolico-razionali).
Una resilienza adeguata è il risultato dell'integrazione di questi tre elementi: istintivo, affettivo e cognitivo. E non è soltanto la voglia di sopravvivere a tutti i costi, ma è anche e soprattutto la capacità e la volontà di usare l'esperienza maturata per costruire un futuro migliore.

 

Buon agosto!


lunedì 30 luglio 2018

Le imprese dello sciamanesimo sono racchiuse nel corpo umano


Come diceva l'antropologo Carlos Castaneda:
«Tutte le facoltà e le potenzialità e le imprese dello sciamanesimo, dalla più semplice alla più stupefacente, sono racchiuse nel corpo umano».
Ed è proprio partendo dal corpo umano che la Dermoriflessologia parte per istaurare un dialogo con l’anima e la dimensione più sottile e misteriosa dell’esistenza.
La Dermoriflessologia è una disciplina olistica dedicata al benessere psicofisico e all’evoluzione spirituale, che unisce antiche conoscenze esoteriche con le scoperte dello scienziato italiano Giuseppe Calligaris. Si avvale di una tecnica riflessologica che interagisce con l’energia psicofisica attraverso semplici stimolazioni cutanee.
La Dermoriflessologia si basa sulla capacità del corpo di conservare memoria del proprio vissuto e su quella della pelle di essere uno specchio fedele di corpo e anima. Emozioni e pensieri influenzano lo stato fisico, le condizioni fisiche influenzano pensieri ed emozioni. Questa relazione si riflette sulla pelle, dove possiamo individuare i flussi energetici e le memorie cristallizzate nel corpo.

La Dermoriflessologia consente di:
rilevare le condizioni psicofisiche;
inviare segnali a corpo e psiche per indurre risposte di auto-guarigione;
portare alla luce la vera personalità;
promuovere la risoluzione dei traumi e la liberazione dai condizionamenti derivati da episodi stressanti o dolorosi;
stimolare sentimenti positivi;
amplificare e pilotare l’attività onirica;
risvegliare le facoltà superiori.

Da Calligaris alla Dermoriflessologia
Da oltre vent'anni Flavio Gandini e Samantha Fumagalli hanno compiuto numerose ricerche che hanno confermato la validità delle scoperte di Calligaris sulle Linee e sulle Placche cutanee, ma hanno anche arricchito la materia con procedure sempre più mirate per intervenire sui singoli problemi e hanno portato alla luce nuove Placche e nuovi sistemi cutanei.



Per saperne di più:

domenica 1 luglio 2018

Anime in trappola, promo e assaggio di lettura


Con l'arrivo dell'estate, abbiamo deciso di mettere in promozione il romanzo Anime in trappola di Samantha Fumagalli.
L'ebook sarà disponibile a € 1,99 al posto di € 3,99 😉

E, sempre come omaggio, abbiamo pensato di regalare la lettura del secondo capitolo.
Buona lettura e felice estate! 🌞


Capitolo 2

Milano, 13 dicembre 2012

Fausto fumava in silenzio, ignaro di ciò che il destino aveva in serbo per lui. Davanti alla vetrina del Babel Pub, giocava a inseguire con lo sguardo i contorni indistinti del ponte che univa le due sponde del Naviglio. Quella notte il freddo era pungente e la nebbia avvolgeva la città quasi a volerla isolare dal resto del mondo.
Si sentiva felice. Molte volte avrebbe ripensato a quel momento, smanioso di ritrovare inalterata quella felicità e cancellare gli avvenimenti che di lì a pochi giorni avrebbero impresso ferite profonde nella sua anima. Ma nessun uomo può tornare indietro per mutare il corso degli eventi e ognuno deve imparare a convivere con le proprie cicatrici.
Si passò la mano tra i folti capelli neri e respirò a fondo l’aria satura di umidità. Gli piaceva quell’odore, che penetrava nelle narici sottile e prepotente al tempo stesso. Gli piaceva la nebbia. In quell’ammasso di microscopiche gocce d'acqua, percepiva qualcosa che trascendeva il mero fenomeno atmosferico. Il velo che offusca la visibilità, per lui, celava l’insidioso potere di ottenebrare la mente, di far perdere la bussola. Bastava un niente per essere adescati dalla sua natura effimera, e una volta passati oltre il velo c’era il rischio di non tornare più indietro.
In quell’istante, la nebbia si diradò e Fausto, accarezzandosi il pizzetto, mise a fuoco i contorni della ringhiera di ferro che accompagnava l’arco del ponte. Poi, di nuovo bianco. Prima il mondo, e subito dopo il nulla. Ne era stregato. La nebbia era l’indefinito oltre il quale spingersi per scoprire. Giocare con essa era come giocare con l’illusione dell’infinito. In quello strano sentimento si nascondeva una parte inalienabile della sua natura, la stessa che lo aveva spinto a studiare filosofia e che anni addietro lo aveva condotto sui sentieri dell’esoterismo, facendolo entrare in un gruppo di studiosi di ermetismo e alchimia.
Ma quella non era una notte da dedicare ai grandi misteri esistenziali. Era felice, e gli bastava. Sorrise tra sé, spense la sigaretta nel posacenere di marmo bianco, che montava di guardia a lato dell’ingresso, e rientrò.
Le note di Hotel California aleggiavano ancora nell’aria, mentre Luca stringeva la mano ai clienti del pub che si complimentavano con lui prima di avviarsi all’uscita. L’orologio segnava le due e nel locale erano rimasti soltanto quattro ragazzi davanti ai loro bicchieri di whisky quasi vuoti. Luca era sicuro che non avrebbero tardato ad andarsene e gettò uno sguardo d’intesa a Fausto, che ricambiò con un lieve cenno del capo.
Dopo poco, nella penombra della sala, i quattro ragazzi si alzarono, infilarono i giubbotti e si diressero alla cassa. Soltanto allora, Fausto raggiunse l’amico.
«Bella serata, - disse - eri in gran forma».
«Già, - replicò Luca, accarezzando la chitarra prima di riporla nella custodia - la bambina si è comportata bene. Come sempre, d’altronde. So che non mi tradirà mai. È una compagna fantastica, si accontenta del ruolo di spalla, anche se è lei la vera protagonista».
Il musicista augurò la buona notte al suo fedele strumento e abbassò il coperchio.
«Anche tu hai cantato un paio di pezzi niente male, Fausto, - disse poi, alzando lo sguardo - dovresti farlo più spesso».
«Sei tu il professionista, per me è soltanto un gioco, lo sai».
«Che c’entra? Cantanti, musicisti… si inizia sempre per gioco. Poi la musa ti strega e non puoi più farne a meno».
«Be’, allora diciamo che la musa non deve apprezzare granché la mia voce, perché ti garantisco che non ha mai tentato di sedurmi».
Luca sollevò le spalle: «Liberissimo di continuare a seppellire morti, se preferisci» e la sua voce era velata di sarcasmo.
«Sarà meglio darsi una mossa, fra poche ore dobbiamo partire» tagliò corto Fausto.
«Avremo tempo per riposare quando saremo a Brunico, ora lasciami scaricare l’adrenalina con un bicchierino». Pose un braccio sopra le spalle dell’amico e lo condusse al bancone del bar.
«Jacky, due cognac» ordinò.
Giacomo, che tutti si ostinavano a chiamare Jacky, era il proprietario del Babel, un rinomato locale sul Naviglio Grande milanese, che nell’arco di un ventennio aveva fatto da trampolino di lancio a molti artisti. Aveva il viso triangolare, il naso affilato e gli occhi furbi, a colpo d’occhio ricordava una volpe, e il suo indiscutibile fiuto negli affari ne ricalcava il carattere.
Il barista guardò Luca con sguardo sornione.
«Sei andato alla grande, Luca. I clienti erano entusiasti» disse, appoggiando sul bancone tre bicchieri a stelo corto e dalla coppa molto ampia, poi si girò e scelse una bottiglia dal ripiano alle sue spalle. «Questa sera voglio rovinarmi, Grande Réserve, il cognac migliore, invecchiato in botti di rovere. Sentite che profumo». E versò due dita di liquore nei bicchieri.
«Non penserai di liquidarmi con un cognac invecchiato, vero? È dalla volta scorsa che dobbiamo ridiscutere il compenso».
«Sono tempi duri, mio caro. Ma tu dovresti goderti di più la vita. Hai visto la biondina con il maglione azzurro come ti fissava? Mi ha chiesto se vieni qui spesso, ero tentato di darle il tuo numero».
«Lascia perdere, Jacky, non voglio casini».
«Smettila di fare il prezioso, col tuo lavoro potresti averne una nuova ogni settimana».
«Non me ne frega un accidenti. Dopo Susanna, è meglio che mi prenda una pausa di riflessione. Altro che cambiarne una alla settimana!».
«Dai, Jacky, non stuzzicarlo. Luca è l’ultimo dei romantici. Non puoi chiedergli di tradire la sua indole» intervenne Fausto. Conosceva bene l’amico ed era al corrente dei retroscena della sua storia d’amore andata a rotoli. Dopo cinque anni di convivenza apparentemente idilliaca, Susanna aveva iniziato a dare segni di insofferenza. Si lamentava di non poter costruire una famiglia con un uomo che coltivava ancora sogni da adolescente e conservava un lavoro tanto instabile. Luca aveva pensato a una crisi passeggera e non le aveva dato troppo peso, finché un pomeriggio dell’estate appena passata Susanna aveva posto un aut-aut: o lei o la musica. Mossa avventata. Oppure accuratamente studiata, pensava Fausto, perché a Luca si poteva chiedere di tutto, tranne di rinunciare al suo sogno. E infatti il musicista le aveva risposto di andare all’inferno. Susanna aveva preso la palla al balzo e, senza farselo ripetere due volte, si era trasferita non si sa bene dove.
Fausto aveva ancora nitida nella mente l’immagine dell’amico che, la sera stessa del litigio, dopo aver quasi vuotato una bottiglia di whisky, gli confessava i suoi sospetti: c’era sicuramente un altro e Susanna aveva inscenato quella farsa per uscire dalla sua vita a testa alta. Non era tanto per il tradimento, certe cose capitano, ma non riusciva a farsi una ragione che, dopo cinque anni, lei lo considerasse un tale scemo da scaricare con un giochetto simile. C’era poco da dire, era andata così e amen. L’unica cosa che valeva la pena, ormai, era rimettere insieme quel che restava e guardare oltre. Era chiaro come il sole che non avrebbe più rivangato l’accaduto. E Fausto aveva quasi sempre rispettato la sua decisione.
Il musicista stava facendo ondeggiare il cognac, fissando il bicchiere con uno sguardo a metà tra il vacuo e il pensieroso, poi si voltò in direzione del suo difensore: «Fai bene a darmi supporto, tu, che in quanto a paranoie sentimentali potresti persino farmi da maestro».
«Cosa c’entro io, adesso?».
«Non fare il finto tonto, caro il mio filosofo. Hai capito benissimo. A proposito, come sta?»
«Chi?» dribblò l’altro, cercando goffamente di sviare il discorso.
«Viviana, la tua bella strega, chi altri…».
«Ecco, vedi che succede a fidarsi di uno che si dichiara dalla tua parte. Devo aver bevuto troppo quella sera, e mi sono lasciato andare a confidenze che sarebbe stato meglio tenere per me».
«Non chiuderti a riccio come al solito, so bene che non era la voce dell’alcool a parlare. Ho visto come la guardi. E non ci sarebbe niente di male se…».
«… se non si trattasse della mia migliore amica» completò Fausto.
«Non volevo dire questo».
«E cosa volevi dire, allora?».
«Che non ci sarebbe niente di male in quello che provi, se soltanto la smettessi di barricarti dietro un muro di dubbi e timori».
«Può darsi, ma non ho voglia di parlarne, almeno finché non riterrò che sia giunto il momento. E questo non lo è di certo!».
Jacky aveva ascoltato in silenzio lo scambio di battute tra i due, l’aria era troppo elettrica per i suoi gusti, a volersi intromettere c’era il rischio di prendere la scossa. Senza farsi notare, fece scivolare sul bancone la busta con i soldi per Luca, poi guardò la sala, si gettò uno strofinaccio sulla spalla e sgattaiolò fuori dal bar per ripulire gli ultimi tavoli. Aveva congedato la cameriera all’una ed era rimasto solo per la chiusura. Meglio darsi da fare.
«Come preferisci» disse Luca a bassa voce, con un’alzata di spalle.
Fausto non sopportava di sentir tirare in ballo quel discorso, era una zona d’ombra nella sua vita, o meglio nella sua testa. Sì, soprattutto nella testa, dove c’erano un mucchio di tesi e di controtesi, tante a favore e altrettante contrarie, e il gioco terminava sempre in stallo. Aveva un bel dire Luca, ma chi doveva fare i conti con se stesso era lui, e a lui i conti non tornavano. Molto semplice. E comunque, erano soltanto fatti suoi. Preferiva lasciar perdere? Sì, decisamente.
Luca svuotò il bicchiere e lo depose sul bancone: «Sarà meglio andare». Afferrò la busta, la stropicciò nella mano senza neanche guardare il contenuto e la mise nella tasca dei jeans, poi prese lo strumento e cercò l’oste nel buio della sala.
«’Notte Jacky!» disse, girando sui tacchi e alzando una mano in segno di saluto. Poi s’incamminò fuori dal locale, lungo il Naviglio, fumando una sigaretta.
Fausto, le mani in tasca e il bavero alzato, lo seguiva in silenzio a un passo di distanza, immerso in strani pensieri. C’era qualcosa nell’aria che non andava, aveva tentato in ogni modo di non prendere sul serio le provocazioni di Luca, ma lui non aveva perso occasione per pungolarlo. Non era da loro un comportamento del genere. Di solito, c’era più complicità e meno competizione. Era infastidito. Una lattina vuota di birra gli si parò d’innanzi sul marciapiede, quasi si fosse messa di proposito sul suo cammino. La calciò stizzito e la lattina volò a colpire il parafango di un furgone parcheggiato poco più avanti. Lo strepito prodotto dall’impatto delle due lamiere fece scattare Luca come una molla.
«Ma che cazzo hai, stanotte?» sibilò il musicista.
Ecco, appunto. Fausto scrollò le spalle.

Se vuoi continuare la lettura:
ebook
libro

venerdì 29 giugno 2018

Il senso delle cose


 

Abbiamo tutti bisogno di momenti in cui fare cose inutili. 
Piacevolmente inutili. 
Il perenne senso dell'utilità, del vantaggioso e del pratico sviliscono la nostra fantasia e la pura gioia di vivere. 
Ricordiamocelo.

martedì 26 giugno 2018

La vita sui muri





Uno con le idee chiare?
Uno che ha fatto le sue scelte?
Un disperato?
Un disilluso?
Uno che sa che non ce la farà mai o solo un burlone?
Inventatevela voi quella che vi piace di più...
comunque la vogliate vedere, una scritta sul muro è sempre un breve, folgorante racconto...

lunedì 4 giugno 2018

È ridicolo credere


È ridicolo credere
che gli uomini di domani
possano essere uomini,
ridicolo pensare
che la scimmia sperasse
di camminare un giorno
su due zampe

è ridicolo
ipotecare il tempo
e lo è altrettanto
immaginare un tempo
suddiviso in più tempi

e più che mai
supporre che qualcosa
esista
fuori dall'esistibile,
il solo che si guarda
dall'esistere. 

Eugenio Montale

lunedì 28 maggio 2018

Qualità da coltivare

«Ognuno deve coltivare dentro di sé una serie di qualità che possono sembrare in contraddizione, come per esempio: innocenza, autocontrollo, fede, audacia... Attivare la magia richiede molto coraggio, anche una certa purezza e un profondo lavoro su se stessi.»
Alejandro Jodorowsky

domenica 27 maggio 2018

Prospettive che si ribaltano...


Una piccola rivelazione. Il Varco di P. M. Mucciolo è davvero un gioiellino.
Una storia inconsueta e sfaccettata, raccontata con tono brillante - difficile da trovare in giro - una scrittura efficace che ti sbatte sulla scena ma al contempo te la illustra con misura.
Personaggi originali e un protagonista di spessore (grazie, siamo stufi degli stereotipi), che si muovono in ambienti molto diversi ma sempre in uno scenario suggestivo.
Battute argute, ma anche la giusta introspezione.
Un viaggio che porta (più che) lontano, la paura in tante forme, una missione estrema da svolgere fino in fondo e poi, a finale raggiunto, una prospettiva che si ribalta.
Altro?
Sì, la prospettiva che si ribalta ancora...


venerdì 25 maggio 2018

Assaggi di lettura: Anime in trappola

Capitolo 1 

Brunico, 9 dicembre 2012 

Sollevò la sciarpa fino a coprirsi metà viso e infilò le mani nelle tasche del giubbotto. Soffiava un vento gelido, quella domenica sera, e le strade erano ricoperte da venti centimetri di neve. La telefonata di poco prima aveva ritardato la sua uscita, ma per nulla al mondo avrebbe rinunciato alle sue abitudini salutiste. E la passeggiata serale era una di queste. A quarantotto anni non dimostrava affatto la sua età, ma sapeva che per mantenersi in forma servono rigore e disciplina.
Prese la via del bosco. Amava passeggiare in solitudine e il respiro silenzioso degli alberi lo aiutava a pensare. Un’ora, un’ora e mezza al massimo, e per le undici sarebbe stato di nuovo a casa. L’indomani lo aspettava una giornata di lavoro impegnativa.
Un tonfo sordo lo fece sussultare. Si girò di colpo, sfilando dalla tasca la torcia elettrica e puntando il fascio di luce di fronte a sé. Scorse una nuvola bianca di pulviscolo cadere da un abete. Che sciocco, era solo un blocco di neve scivolato da un ramo. Rimise la torcia in tasca e riprese il sentiero. Doveva essere stata la telefonata di sua sorella a metterlo in agitazione. Il marito di Christine era partito per un viaggio in Slovenia ed era rimasto coinvolto in un incidente ferroviario. Il telegiornale aveva parlato di tre morti e numerosi feriti, ma il nome di Marc non figurava. Neanche tra i superstiti. Christine si era messa in contatto con la polizia locale, senza ottenere altro che una blanda rassicurazione: le ricerche sarebbero proseguite per tutta la notte e l’avrebbero avvisata quanto prima. Poi lo aveva chiamato. Ma lui cosa poteva dirle se non di avere pazienza e rimanere fiduciosa? Christine, però, non aveva smesso di piangere un attimo, capace soltanto di raffigurarsi il peggio. E lui si era sentito impotente.
Paul Brugger non sopportava gli allarmismi, era un uomo pratico. Preferiva passare all’azione sulla base di certezze piuttosto che farsi prendere dal panico prima del tempo.
Un fruscio richiamò di nuovo la sua attenzione, ma questa volta non si lasciò influenzare dal suo stato d’animo e proseguì affondando gli scarponi nella neve con passo sicuro. Riusciva a muoversi agevolmente grazie al biancore diffuso della luce lunare, ma nei tratti in cui i rami si infittivano, tirava fuori la torcia per illuminare il sentiero. La stava giusto facendo ondeggiare a destra e a sinistra, quando gli parve di scorgere un’ombra aggirarsi tra gli alberi. Possibile che ci fosse un altro amante delle camminate solitarie? Strano. Di solito non gli accadeva di incontrare nessuno di notte nel bosco, specialmente con quel freddo. Fece spallucce e andò oltre. Accantonò definitivamente il pensiero di Christine e tornò a concentrarsi sull’organizzazione della settimana che lo attendeva.
Sulla strada del ritorno, ancora soprapensiero, avvertì uno scricchiolio di rami rotti alle sue spalle e si voltò in direzione del rumore. Un uomo alto, con un lungo soprabito nero, si trovava a meno di due passi da lui. La sorpresa fu istantanea. Come aveva fatto a non accorgersi della sua presenza? Senza una ragione precisa sentì crescere l’apprensione, strinse i pugni e si girò per riprendere il sentiero, ma l’altro era già di fronte a lui.
Paul Brugger si inchiodò sul posto.
«Si è perso? Ha bisogno di qualcosa?».
L’uomo non rispose e con un gesto lento sollevò il copricapo a falde larghe che gli celava il viso. Paul trasalì. Gli occhi neri dello sconosciuto sembravano emanare bagliori rossastri, mentre si posavano su di lui.
«Ma cosa…» mormorò, mentre i battiti del cuore acceleravano.
«Ssssh…» fece l’altro, portandosi l’indice alle labbra.
Paul non riusciva a distogliere lo sguardo dagli occhi dell’uomo e, quasi in trance, lo osservò disegnare nell’aria, per tre volte consecutive, una stella a cinque punte ribaltata, poi avvertì il proprio corpo irrigidirsi. Avrebbe voluto scansare lo sconosciuto e fuggire, ma le gambe non rispondevano. Nonostante fosse accaldato per la lunga camminata, brividi di freddo lo percorsero da capo a piedi. Cercò di parlare, ma la voce gli si spense in gola nel momento esatto in cui una strana cantilena usciva dalla bocca dell’altro. Il corpo di Paul, completamente fuori controllo, prese a ondeggiare al ritmo di quella litania fatta di parole mai ascoltate prima. Voleva urlare, muoversi, piangere, ma restava paralizzato lì, immobile di fronte a quella figura inquietante.
Un’ondata di affanno si riversò nei suoi polmoni, che presero a contrarsi spasmodicamente, mentre il cuore batteva, batteva sempre più forte, quasi a voler sfondare la cassa toracica. L’uomo vestito di nero lo fissò, come se percepisse l’urgano interiore che lo stava distruggendo, e passò una mano a pochi centimetri dal suo petto, senza toccarlo. Era un gesto pacato, quasi gentile.
«Mi servi integro» furono le parole che a Paul parve di udire.
L’uragano si placò. Il dolore scomparve e lui riprese a respirare normalmente. Forse, se fosse riuscito a parlare, lo avrebbe persino ringraziato, ma l’altro sollevò la mano destra e schioccò le dita.
«Adesso, dormi!» sussurrò.
Senza alcuna possibilità di contrastare il potere che quell’individuo esercitava su di lui, Paul sprofondò in qualcosa che poteva assomigliare a un sonno ipnotico, anche se lui non sapeva bene che cosa fosse, e socchiuse gli occhi.
Lo sconosciuto riprese a recitare altre parole incomprensibili con tono musicale, mentre conduceva Paul Brugger verso un grande pino, sotto al quale lo fece sedere.
Approdato in una terra aliena, Paul si sentiva ostaggio di un sonno che non era sonno. Non era vigile, ma neanche del tutto incosciente. Memore dell’incontro, ma privo di emozioni. Vuoto e buio erano i suoi unici compagni in quel momento.
Lo sconosciuto annuì, mentre le sue labbra assumevano la piega di un ghigno, poi, con movimenti lenti, si infilò un paio di guanti in pelle, estrasse dalle tasche del soprabito alcuni strumenti e li posò sulla neve accanto all’albero.
Accese un cero nero e tornò a dedicarsi all’uomo che se ne stava seduto come un fantoccio, gli aprì il giubbotto, sfilò la sciarpa, quindi sbottonò il cardigan e la camicia fino a scoprire il petto. Con una pinza prese un oggetto di metallo e lo tenne sulla fiamma viva della candela. Dopo alcuni minuti, premette con forza il ferro rovente sul torace di Paul.
«Io ti invoco Creatura delle Tenebre.
La Parola che stringe e comanda è la mia Parola!
Iä! Nngi banna barra Iä!
Iarrugi shgarra gnarab!».
Il corpo di Paul fu scosso da tremiti convulsi, le braccia si contrassero, le mani si chiusero a pugno stringendo la neve, le gambe si agitarono in contrazioni involontarie e il busto si inarcò come percorso da una violenta scarica di elettricità. Aprì gli occhi, sbarrati, atterriti. Dalla bocca uscì un suono rauco, uno strozzato grido di aiuto, accompagnato da un rivolo di saliva che gli scivolava lungo il mento.

Incipit del romanzo thriller Anime in trappola.
Disponibile in cartaceo (Amazon) e in ebook (Amazon).


giovedì 24 maggio 2018

Magia e fantasia


«Il potere di una fervida fantasia è la componente principale di ogni operazione di magia»
diceva Paracelso, e credo che questo valga anche e soprattutto per la magia della scrittura...

martedì 22 maggio 2018

Oltre l’illusione



"Ogni giorno, ci vengono proposti modelli da emulare, siamo letteralmente bombardati da immagini di donne e uomini bellissimi, sorridenti, pieni di vitalità, con famiglie perfette, carriere vertiginose, vite mondane turbinanti, attività sportive sfrenate.
Veniamo invitati a prendere questi esempi come le uniche espressioni di una vita di successo, con il risultato che spesso, nel confronto con questi prototipi, spesso poco realistici, molti si sentono frustrati, la vita appare loro troppo banale, le energie disponibili molto inferiori alle richieste.
Di fronte alle immagini proposte, per esempio, dalla moda, quanti si sentono di poter vantare uno stile sempre fresco, impeccabile e adeguato a ogni circostanza? Ben pochi, crediamo. Diciamo, piuttosto, che la pioggia ci sorprende proprio quando indossiamo le scarpe meno opportune, veniamo invitati a una festa e ci presentiamo troppo sportivi o troppo eleganti, passiamo mezz'ora davanti all'armadio aperto per decidere cosa indossare a un colloquio di lavoro o a una serata galante, e se gli amici ci fanno una visita a sorpresa a casa, di sicuro non ci troveranno nella nostra tenuta più glamour.
Queste condizioni possono far sentire fuori luogo, ma in realtà sono deliziose, perché autentiche e genuine. Sono situazioni che capitano alle persone che vivono, a differenza degli standard proposti, che sono statici, costruiti e artefatti.
E lo stesso vale per i modelli estetici: magri e bellissimi, con la pelle liscia e i capelli lucenti. Ma quando stiamo con una persona, ciò che ci tocca dentro e ci fa stare bene sono ben altre qualità. Dopo un incontro, ricordiamo i sorrisi, gli sguardi, le parole, la simpatia, l’intelligenza, la gentilezza, e siamo spinti ad approfondire un'amicizia per ciò che ci dà e per ciò che abbiamo piacere di donare.
Anche per quanto riguarda la famiglia ideale, non c’è modello che valga neanche lontanamente la vita reale. Nessuno spot può eguagliare il conforto umano fornito in un momento difficile, la forza che unisce una famiglia quando deve affrontare un problema, le spontanee risate che nascono da semplici gesti quotidiani, la tenerezza che si prova nell’osservare qualcuno che si ama, la complicità che scaturisce dalla conoscenza.
Lo stesso dicasi per la maggioranza dei film che ci mostrano protagonisti ambiziosi, tenaci, coraggiosi e magari anche spiritosi. Personaggi che escono sempre vittoriosi dalle loro vicissitudini, anche quando, in un primo tempo, appaiono deboli o paurosi.
Di fronte a questi campioni, come sembriamo timidi, fragili e perdenti. Eppure siamo stupendi ed eccezionali proprio per le nostre paure da sconfiggere, per i nostri drammi da superare, le nostre certezze da far nascere cercandole dentro di noi e, perché no, anche per le nostre sconfitte.
Quando vediamo un bambino affrontare le sue prime sfide, non possiamo rimanere impassibili, sentiamo vibrare qualcosa dentro, soffriamo quando fa fatica, gioiamo quando raggiunge un traguardo. E dovrebbe essere sempre così, nel corso della vita, perché anche se cambia l’altezza e muta la fisionomia, quando incontriamo nuove montagne, alte o basse che siano, siamo ancora come bambini davanti a vette da scalare. Perché perdere la capacità di emozionarsi, quando a compiere piccole o grandi imprese è un adulto? I dubbi e le paure non svaniscono con l'età e un eroe non è tale soltanto se compie imprese al cardiopalmo.
Tra la propensione a emulare modelli non propri e la rincorsa verso uno stile di vita iperattivo è difficile trovare affascinanti la calma, l’introspezione e la ricerca di un proprio centro, anche se poi, guarda caso, l'ammirazione più grande si rivolge sovente a chi sembra attraversare le tempeste senza bagnarsi. E quali sono le persone che, nonostante i temporali, conservano la pace e mantengono la rotta? Sono quelle che hanno individuato un proprio centro e conquistato un equilibrio interiore. Fattori, questi, che non si trovano all'esterno e non vengono serviti su un vassoio, ma devono essere cercati e trovati dentro di noi.
Quando una persona cerca, spesso inconsapevolmente, di raggiungere un ideale stereotipato creato da altri, si allontana da se stessa e rischia di perdere di vista i suoi reali desideri e obiettivi. Si ritrova, così, a vivere una vita nella quale non si riconosce e finisce per non sapere più cosa vuole, perché ha perduto l’appartenenza al sé. Questo espone al rischio di diventare sempre più vittima involontaria di ulteriori condizionamenti, che allontanano sempre di più dalla propria reale identità.
È soltanto attraverso un viaggio all’interno di noi stessi, che possiamo scoprire un personale e affascinante universo, trovare la nostra missione di vita e condurre una vera esistenza di successo. Perché, a quel punto, il successo è una vittoria assolutamente personale, è la realizzazione del proprio compito divino e non la copia di un qualunque stereotipo di massa."

Tratto dal libro La quinta via di Samantha Fumagalli e Flavio Gandini 




lunedì 21 maggio 2018

Stupidità e saggezza


«La stupidità deriva dall'avere una risposta per ogni cosa. 
La saggezza deriva dall'avere, per ogni cosa, una domanda». 

Milan Kundera

sabato 19 maggio 2018

Chi ha scritto la Genesi?


«Subito, all’inizio della Genesi, è scritto che Dio creò l’uomo per affidargli il dominio sugli uccelli, i pesci e gli animali.
Naturalmente la Genesi è stata redatta da un uomo, non da un cavallo».

Milan Kundera

sabato 12 maggio 2018

Essere amati senza merito

«L'amore è per definizione un dono non meritato; 
anzi, l'essere amati senza merito è la prova del vero amore».
Milan Kundera

venerdì 4 maggio 2018

Amare è preferire


«Quel che abbiamo letto di più bello lo dobbiamo quasi sempre a una persona cara. Ed è a una persona cara che subito ne parleremo. Forse proprio perché la peculiarità del sentimento, come del desiderio di leggere, è il fatto di preferire.
Amare vuol dire, in ultima analisi, far dono delle nostre preferenze a coloro che preferiamo. E queste preferenze condivise popolano l’invisibile cittadella della nostra libertà.
Noi siamo abitati da libri e da amici.»

Daniel Pennac

giovedì 3 maggio 2018

Amare o essere amati?

«Forse non siamo capaci di amare proprio perché desideriamo essere amati, vale a dire vogliamo qualcosa dall'altro invece di avvicinarci a lui senza pretese e volere solo la sua semplice presenza.»
Milan Kundera

mercoledì 2 maggio 2018

La banalità

«È l’humus della vita, la banalità.
Raramente ci piove addosso una perla, un granello di sabbia, un minuzzolo luccicante.
E in questo oceano di onde qualunque, il potere è il vizio banale piú comune nell’uomo.»
Fred Vargas

mercoledì 11 aprile 2018

C'era una volta...



Tutto ha inizio con l'antico monito “conosci te stesso”.
Sebbene gli esseri umani siano convinti di conoscersi e di essere dotati di coerenza e coesione psichica, in realtà si conoscono poco e sono volubili e influenzabili. Gli stimoli esterni provocano continui dubbi, turbamenti e cambiamenti di rotta, mettendo in risalto l'esistenza di personalità multiple o quanto meno di un'identità frammentata. Sembra che questa sia la natura dell'essere umano, il quale può, però, ricercare in se stesso un nucleo che gli dia stabilità, senza impedirgli di crescere. Si tratta di rapportare ogni nuovo apprendimento a un io unitario e permanente.
Sono molte le voci e le opinioni che agitano la mente umana e che, entrando in conflitto tra loro, infliggono battute d'arresto e causano tensioni ardue da risolvere. Scontri e divergenze interiori sono il chiaro segnale di una personalità frammentata, che tende a subire la vita più che partecipare volontariamente al suo dispiegarsi.
Una delle più grandi illusioni dell'essere umano riguarda appunto il suo io. Quella che potremmo definire la “macchina-uomo” è un evoluto congegno con cui e attraverso il quale tutto accade, ma che non può fare, se per fare intendiamo un agire deliberato e volontario. Per fare, occorre un'identità permanente, mentre ciò che viene comunemente chiamato "io" muta con la stessa rapidità con cui cambiano i pensieri, i sentimenti e gli umori. Commette un grave errore, chi considera se stesso sempre una sola stessa persona, perché in realtà egli è sempre una persona differente. Ogni pensiero, ogni desiderio, ogni avversione, ogni sensazione, ogni umore dice “io”; io penso; io desidero; io detesto; io sento; io ho bisogno. Si dà per scontato che questo io appartenga a un tutt'uno, ovvero all'intero essere umano, e che, di conseguenza, i pensieri, i desideri, le avversioni, le sensazioni e gli umori siano espressi da questo tutt'uno. Nella realtà dei fatti, una simile supposizione non ha fondamento, perché ogni idea e ogni capriccio compaiono e vivono in modo indipendente dall'unità. Questo tutt'uno non si esprime mai, per la semplice ragione che esso non è strutturato, cioè esiste di per sé, ma solo fisicamente, in quanto corpo, e in astratto, in quanto concetto.
L'essere umano non ha un Io individuale, piuttosto ha centinaia di piccoli io separati, talvolta sconosciuti tra loro, talvolta ostili l’uno nei confronti dell’altro, che sono reciprocamente esclusivi e incompatibili. Ogni volta che una persona dice o pensa “io”, quell'io è differente, ora è un pensiero, ora una sensazione, ora un altro pensiero, ora un'altra sensazione, e via di seguito senza fine.
L'essere umano è una pluralità, che deve realizzare l'unità, portando in essere ciò che viene chiamato Io o .
E non si sottovaluti la differenza tra un io e un Io: l'iniziale maiuscola non è un gioco grafico, ma sta a rappresentare l'identità, come fosse un nome proprio.

Tratto dal libro La quinta via di Samantha Fumagalli e Flavio Gandini

Samantha Fumagalli e Flavio Gandini, ricercatori, scrittori e docenti, dopo aver studiato e sperimentato le scoperte enunciate dal professor Calligaris, hanno inventato la Dermoriflessologia® e la Dermoalchimia®, due discipline olistiche dedicate all'armonizzazione di corpo, mente e spirito e allo sviluppo della coscienza umana e della spiritualità. Nel 2000 hanno fondato l’Associazione Vega per lo studio e la divulgazione di queste materie e hanno dato vita all'Accademia di Dermoriflessologia.


Link per l'acquisto:


giovedì 5 aprile 2018

Nuovo nato in casa G&V


La pietra filosofale è un ottimo spunto per presentare questo libro, che pone le basi per un vero laboratorio alchemico interiore.
Alla pietra filosofale sono attribuite tre proprietà: donare la conoscenza, fornire l'elisir di lunga vita e trasmutare il piombo in oro. Poteri straordinari che simboleggiano la ricongiunzione dell'anima con la dimensione spirituale, onnipresente e onnipotente. Da qui la conoscenza, che scaturisce dalla comprensione di se stessi e del mondo circostante, l'elisir di lunga vita, risultato di nuovi modi di pensare e di agire, e la trasmutazione del metallo vile in oro, ovvero l'individuazione del sé superiore.
L'alchimia si fonda sulla relazione tra spirito e materia e per l'alchimista la metamorfosi interiore si riflette in un miglior benessere psicofisico, una vita più creativa e una maggior prosperità.
La quinta via è un percorso alchemico di trasmutazione psichica, che integra spirito e materia.
L'insegnamento si rifà all'antico sapere ermetico, la parte pratica è composta da azioni quotidiane, meditazioni e Dermoalchimia.

Disponibile anche in ebook.

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