mercoledì 4 aprile 2018

Il demone, questo sconosciuto

I demoni fanno parte della storia dell'uomo fin dai primi momenti della sua comparsa sul pianeta Terra e, forse su altri pianeti. Ogni volta che qualcosa va storto, che non rispecchia le nostre aspettative, quando la sorte, insomma, sembra remare contro, ci si convince che un demone stia facendo il proprio lavoro a nostro discapito.
E i piccoli demoni, quelli meno conosciuti e non catalogati negli elenchi infernali non sono meno dannosi degli occupanti le "alte sfere" della gerachia diabolica.
Presentiamone uno, il cui nome è del tutto misconosciuto, le cui azioni, però, sono ben note a molti.

Menagraham (a volte si fa chiamare anche Portasfigael)

Come la maggior parte dei suoi parigrado ha assolutamente bisogno di impossessarsi di un umano per potersi manifestare con eventi materici. Pertanto sceglie un soggetto idoneo a prestare la sua voce, promettendogli l'immunità. Soltanto con le parole del suo tramite riesce a compiere i piccoli disastri che realizzano la sua missione.

Personaggi:
la vittima della persecuzione (sarà il narratore della vicenda in prima persona);
il tramite di Menagraham (la seconda voce del dialogo).

Scenario:
una situazione facente parte della più assoluta normalità e che, quindi, la vittima considera assolutamente tranquilla e innocua.

Epilogo:
lo vediamo nella foto finale.

Nota Bene:
la storia è evidentemente inventata e anche i personaggi, ma la morale, come nelle fiabe, è autentica.

Ho appena avviato il motore dell'auto per recarmi a comprare una chiave fissa nell'utensileria del paese vicino al mio. Sono soltanto due chilometri, ma, a causa di una leggera pioggia, ho deciso di non andarci in bicicletta.
La strada che devo percorrere è secondaria, o forse anche terziaria (ammesso che esistano strade di tale categoria). Più o meno transiteranno venti auto in una giornata, la conosco meglio delle mie tasche, è dritta, pianeggiante e anche asfaltata da poco.
Si avvicina un conoscente e mi dice: «Stai andando a Xxx?».
«Sì, - rispondo - faccio un salto in utensileria».
«E che ci vai a fare?».
«Guarda, è una strana storia. - Spiego - Da un paio di mesi abbiamo programmato una vacanza-turismo in mountain-bike. Siamo in sei amici e ogni anno organizziamo un tour sugli Appennini. Nel pomeriggio si parte, ma questa mattina, quando sono andato nel box per montare il portabici sull'auto, non ho trovato la chiave da 13. È molto strano perché gli attrezzi sono tutti appesi in ordine e lo spazio della chiave era vuoto».
«Brutto segno! - Bofonchia. Poi a voce più alta si spiega - È il destino che ti dice di restare a casa. Ne sono certo. È così che si annunciano le disgrazie».
«Rinunciare per una chiave inglese? Ma se abbiamo anche pagato gli alberghi...».
«Mai pagare in alticipo. Non si può mai sapere cosa può accadere all'ultimo istante».
Decido di dirottare il discorso su argomenti meno dolorosi.
«E tu che ci vai a fare a Xxx, stamattina? Beh, ma intanto sali, altrimenti non arriviamo più».
«Vado dall'assicuratore, - comunica chiudendo la portiera - devo stipulare un'assicurazione contro gli infortuni».
Metto la mano sinistra sul profilo del finestrino sperando che, almeno quello, sia di ferro e serva come scongiuro.
«Fanne una anche tu. Questa propone la copertura per l'invalidità totale e parziale, permanente e provvisoria... Per te che vai in posti impervi e isolati con la bicicletta, sarebbe il minimo».
Sono partito e, dopo cento metri già fermo all'unico semaforo del paese, che, ovviamente è diventato rosso non appena mi sono avvicinato.
Lui si mette una mano nei capelli, disperato, e con l'altra indica il quarto bottone della mia camicia. Oddio, penso, non avrò chiuso la cerniera dei pantaloni?
«Non hai allacciato la cintura di sicurezza!!!».
«Dio Santo, - replico, infastidito - sono solo due chilometri in mezzo ai campi».
«Ma bisogna metterla sempre! Non sai come è pericoloso viaggiare senza?».
«Che palle, ti sembra che stiamo viaggiando? Andiamo a cinquanta all'ora...».
«Ieri è morto un automobilista sulla provinciale, urtando un paracarro. Ed era appena partito al semaforo».
Non ne posso più. Dopo alcune manovre scaramantiche decido di farlo smettere agganciando la maledetta cintura. Non si muove.
Tiro più forte, ma continua a non muoversi.
Provo a guardare. Sembra tutto normale.
Tiro di nuovo. Che diavolo è successo? Volto la testa verso l'avvolgitore.
È bastato un istante di distrazione...


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