venerdì 25 maggio 2018

Assaggi di lettura: Anime in trappola

Capitolo 1 

Brunico, 9 dicembre 2012 

Sollevò la sciarpa fino a coprirsi metà viso e infilò le mani nelle tasche del giubbotto. Soffiava un vento gelido, quella domenica sera, e le strade erano ricoperte da venti centimetri di neve. La telefonata di poco prima aveva ritardato la sua uscita, ma per nulla al mondo avrebbe rinunciato alle sue abitudini salutiste. E la passeggiata serale era una di queste. A quarantotto anni non dimostrava affatto la sua età, ma sapeva che per mantenersi in forma servono rigore e disciplina.
Prese la via del bosco. Amava passeggiare in solitudine e il respiro silenzioso degli alberi lo aiutava a pensare. Un’ora, un’ora e mezza al massimo, e per le undici sarebbe stato di nuovo a casa. L’indomani lo aspettava una giornata di lavoro impegnativa.
Un tonfo sordo lo fece sussultare. Si girò di colpo, sfilando dalla tasca la torcia elettrica e puntando il fascio di luce di fronte a sé. Scorse una nuvola bianca di pulviscolo cadere da un abete. Che sciocco, era solo un blocco di neve scivolato da un ramo. Rimise la torcia in tasca e riprese il sentiero. Doveva essere stata la telefonata di sua sorella a metterlo in agitazione. Il marito di Christine era partito per un viaggio in Slovenia ed era rimasto coinvolto in un incidente ferroviario. Il telegiornale aveva parlato di tre morti e numerosi feriti, ma il nome di Marc non figurava. Neanche tra i superstiti. Christine si era messa in contatto con la polizia locale, senza ottenere altro che una blanda rassicurazione: le ricerche sarebbero proseguite per tutta la notte e l’avrebbero avvisata quanto prima. Poi lo aveva chiamato. Ma lui cosa poteva dirle se non di avere pazienza e rimanere fiduciosa? Christine, però, non aveva smesso di piangere un attimo, capace soltanto di raffigurarsi il peggio. E lui si era sentito impotente.
Paul Brugger non sopportava gli allarmismi, era un uomo pratico. Preferiva passare all’azione sulla base di certezze piuttosto che farsi prendere dal panico prima del tempo.
Un fruscio richiamò di nuovo la sua attenzione, ma questa volta non si lasciò influenzare dal suo stato d’animo e proseguì affondando gli scarponi nella neve con passo sicuro. Riusciva a muoversi agevolmente grazie al biancore diffuso della luce lunare, ma nei tratti in cui i rami si infittivano, tirava fuori la torcia per illuminare il sentiero. La stava giusto facendo ondeggiare a destra e a sinistra, quando gli parve di scorgere un’ombra aggirarsi tra gli alberi. Possibile che ci fosse un altro amante delle camminate solitarie? Strano. Di solito non gli accadeva di incontrare nessuno di notte nel bosco, specialmente con quel freddo. Fece spallucce e andò oltre. Accantonò definitivamente il pensiero di Christine e tornò a concentrarsi sull’organizzazione della settimana che lo attendeva.
Sulla strada del ritorno, ancora soprapensiero, avvertì uno scricchiolio di rami rotti alle sue spalle e si voltò in direzione del rumore. Un uomo alto, con un lungo soprabito nero, si trovava a meno di due passi da lui. La sorpresa fu istantanea. Come aveva fatto a non accorgersi della sua presenza? Senza una ragione precisa sentì crescere l’apprensione, strinse i pugni e si girò per riprendere il sentiero, ma l’altro era già di fronte a lui.
Paul Brugger si inchiodò sul posto.
«Si è perso? Ha bisogno di qualcosa?».
L’uomo non rispose e con un gesto lento sollevò il copricapo a falde larghe che gli celava il viso. Paul trasalì. Gli occhi neri dello sconosciuto sembravano emanare bagliori rossastri, mentre si posavano su di lui.
«Ma cosa…» mormorò, mentre i battiti del cuore acceleravano.
«Ssssh…» fece l’altro, portandosi l’indice alle labbra.
Paul non riusciva a distogliere lo sguardo dagli occhi dell’uomo e, quasi in trance, lo osservò disegnare nell’aria, per tre volte consecutive, una stella a cinque punte ribaltata, poi avvertì il proprio corpo irrigidirsi. Avrebbe voluto scansare lo sconosciuto e fuggire, ma le gambe non rispondevano. Nonostante fosse accaldato per la lunga camminata, brividi di freddo lo percorsero da capo a piedi. Cercò di parlare, ma la voce gli si spense in gola nel momento esatto in cui una strana cantilena usciva dalla bocca dell’altro. Il corpo di Paul, completamente fuori controllo, prese a ondeggiare al ritmo di quella litania fatta di parole mai ascoltate prima. Voleva urlare, muoversi, piangere, ma restava paralizzato lì, immobile di fronte a quella figura inquietante.
Un’ondata di affanno si riversò nei suoi polmoni, che presero a contrarsi spasmodicamente, mentre il cuore batteva, batteva sempre più forte, quasi a voler sfondare la cassa toracica. L’uomo vestito di nero lo fissò, come se percepisse l’urgano interiore che lo stava distruggendo, e passò una mano a pochi centimetri dal suo petto, senza toccarlo. Era un gesto pacato, quasi gentile.
«Mi servi integro» furono le parole che a Paul parve di udire.
L’uragano si placò. Il dolore scomparve e lui riprese a respirare normalmente. Forse, se fosse riuscito a parlare, lo avrebbe persino ringraziato, ma l’altro sollevò la mano destra e schioccò le dita.
«Adesso, dormi!» sussurrò.
Senza alcuna possibilità di contrastare il potere che quell’individuo esercitava su di lui, Paul sprofondò in qualcosa che poteva assomigliare a un sonno ipnotico, anche se lui non sapeva bene che cosa fosse, e socchiuse gli occhi.
Lo sconosciuto riprese a recitare altre parole incomprensibili con tono musicale, mentre conduceva Paul Brugger verso un grande pino, sotto al quale lo fece sedere.
Approdato in una terra aliena, Paul si sentiva ostaggio di un sonno che non era sonno. Non era vigile, ma neanche del tutto incosciente. Memore dell’incontro, ma privo di emozioni. Vuoto e buio erano i suoi unici compagni in quel momento.
Lo sconosciuto annuì, mentre le sue labbra assumevano la piega di un ghigno, poi, con movimenti lenti, si infilò un paio di guanti in pelle, estrasse dalle tasche del soprabito alcuni strumenti e li posò sulla neve accanto all’albero.
Accese un cero nero e tornò a dedicarsi all’uomo che se ne stava seduto come un fantoccio, gli aprì il giubbotto, sfilò la sciarpa, quindi sbottonò il cardigan e la camicia fino a scoprire il petto. Con una pinza prese un oggetto di metallo e lo tenne sulla fiamma viva della candela. Dopo alcuni minuti, premette con forza il ferro rovente sul torace di Paul.
«Io ti invoco Creatura delle Tenebre.
La Parola che stringe e comanda è la mia Parola!
Iä! Nngi banna barra Iä!
Iarrugi shgarra gnarab!».
Il corpo di Paul fu scosso da tremiti convulsi, le braccia si contrassero, le mani si chiusero a pugno stringendo la neve, le gambe si agitarono in contrazioni involontarie e il busto si inarcò come percorso da una violenta scarica di elettricità. Aprì gli occhi, sbarrati, atterriti. Dalla bocca uscì un suono rauco, uno strozzato grido di aiuto, accompagnato da un rivolo di saliva che gli scivolava lungo il mento.

Incipit del romanzo thriller Anime in trappola.
Disponibile in cartaceo (Amazon) e in ebook (Amazon).


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